Campus Universitario Multimediale



4. L'individuazione delle linee guida del progetto:
costruire un modello didattico comune di riferimento


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Al di là del primo ventaglio di servizi attivabili, é evidente che la realizzazione di una rete che colleghi tutte le Università milanesi costituirebbe di per sé un fattore di accelerazione per l'attivazione di ulteriori servizi comuni, al momento non ipotizzabili.
In qualche modo tenderà perciò a configurarsi un "canale" che si andrà a riempire di iniziative man mano che nella comunità universitaria si diffonderà la consapevolezza delle possibilità aperte da questo nuovo supporto.

In una prospettiva molto dinamica di questo genere, il rischio di lanciare un’iniziativa che vada solo a complicare il panorama dell’offerta didattica, senza offrire niente di più in termini qualitativi, è forte.

In ogni caso sarà perciò necessario uno sforzo congiunto in tre direzioni fondamentali:

- ristrutturazione dei materiali didattici
- definizione degli strumenti di dialogo tra docenti ed utenti
- creazione di momenti di autoverifica per gli utenti.

Emerge quindi l'utilità di avviare, in parallelo alle attività connesse con la realizzazione fisica della rete e all'organizzazione dei servizi, una riflessione ampia e strutturata sul modello didattico cui si vuole improntare qualunque iniziativa veicolata dalla rete.

Tale modello, una volta definito e concordato tra le Università partecipanti, costituirà il criterio guida comune e condiviso per le scelte attuali e future su tutti gli aspetti del progetto: dalle tecnologie ai servizi, dalle alleanze, alle azioni di comunicazione.

Un punto di partenza per questa riflessione, che costituisce un elemento chiave per il successo qualitativo dell’iniziativa, può essere costituito dal modello sviluppato da METID sulla base di una ormai consistente esperienza in termini di teledidattica e di strumenti di didattica distribuita in genere.
Questo modello è incentrato sull’esperienza di istruzione universitaria del Politecnico: sarà perciò necessario un suo adattamento alle specifiche esigenze dell’iniziativa Campus Universitario Multimediale.
Sui suoi contenuti è pertanto fondamentale attivare una riflessione di tutte le Università coinvolte, in modo da poter costruire insieme una strategia condivisa cui improntare lo sviluppo dell’iniziativa.

Gli aspetti chiave di questo modello possono essere sintetizzati nei punti seguenti:

1. Supporto al docente, non sua sostituzione: i vari strumenti on-line e off-line devono costituire un supporto al ruolo, che rimane cruciale, del docente, il quale, oltre a fornire i contenuti, rimane il “regista” della comunicazione e la guida capace di orientare, ed eventualmente personalizzare, il percorso formativo.
2. Apprendimento come operazione collettiva: l’esperienza universitaria non si esaurisce nella pura acquisizione di conoscenze da parte dello studente; anche le interazioni con gli altri soggetti (studenti, docenti, ecc.) e il senso di appartenenza a una comunità che ne deriva costituiscono parti integranti del percorso formativo offerto dall’Università. L’utilizzo di nuove tecnologie non deve privare lo studente di queste opportunità, ma anzi deve valorizzare nuovi modelli di relazione e rilanciare quelli tradizionali all’interno delle singole Università e tra i vari atenei.
3. Feedback continuo: l’utilizzo di tecnologie che mediano il rapporto con lo studente deve essere concepito in modo da fornire al docente validi strumenti di monitoraggio delle reazioni degli studenti che suppliscano la mancanza di compresenza fisica. Ciò può essere ottenuto sia con modalità sincrone (ad esempio: videoconferenza bidirezionale), che con modalità asincrone (ad esempio: utilizzo della rete per richieste di chiarimenti e approfondimenti, compilazione di test, ecc.).
4. Attenzione ai profili dell’utenza: la molteplicità di strumenti che sono messi a disposizione dall’impiego dell’Information and Communication Technology nella didattica impone un’attenta osservazione delle caratteristiche dei profili d’utenza cui ci si rivolge, in modo da costruire gli adeguati mix di interventi (on line, off line, sincroni e asincroni) che rispondano alle esigenze degli specifici target. 5. Coordinamento sistematico: poiché molte iniziative, indipendentemente dai contenuti, si dimostrano caratterizzate da un denominatore comune di attività da svolgere e di difficoltà da superare legate proprio all’utilizzo di nuove modalità di comunicazione, appare evidente come in questo campo, più ancora che in altri, valga la pena di dedicare una quota rilevante di energie al coordinamento delle iniziative.
Un esempio è la possibilità di abbattere tempi e costi attraverso una (minima) standardizzazione, che consenta di utilizzare materiale in rete per produrre CD, registrazioni video per operazioni di teletutoring e così via.
6. Valutazione, sia tecnica sia comunicativa: l’esperienza del Politecnico ha evidenziato la fondamentale importanza di attivare, fin dall’avvio di iniziative sperimentali di questo tipo, un sistema efficace e obiettivo di monitoraggio sia degli aspetti tecnici che dell’efficacia comunicativa e formativa. La predisposizione tempestiva di questo tipo di monitoraggio consente non solo di tarare opportunamente l’iniziativa già durante il suo svolgimento, ma anche di conservare una memoria strutturata e sistematica della storia del progetto che può risultare utilissima sia per la progettazione delle fasi successive che per la gestione delle iniziative di comunicazione verso l’esterno.
7. Valorizzazione delle specificità culturali e funzionali: poiché una rete fra le Università milanesi è caratterizzata già dal suo nascere dal fatto di non avere un centro gerarchico, ma si configura al contrario come un insieme di più centri autonomi collegati fra loro, è evidente l’utilità di valorizzare le risorse umane, informative e culturali di ciascuna realtà e di favorire una “specializzazione” vocazionale le cui ricadute andranno a vantaggio di tutti i soggetti coinvolti.


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