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La storia

La corte viscontea ospita i maggiori ingegni e letterati del tempo, tra cui il Petrarca, contrae parentele con le famiglie regnanti di Francia e Germania. Gian Galeazzo ottenne dall'Imperatore Venceslao (1395) la costituzione in ducato, trasmissibile, dello Stato di Milano. Il duca riformò la pubblica amministrazione, separando il potere politico da quello amministrativo; istituì primo esempio in Italia, la posta per lettera.
  Il titolo ducale gli aveva conferito una dignità superiore a quella di tutti gli altri signori italiani; Milano pareva avviarsi a diventare la capitale di uno stato molto vasto. Ma l'illusione durò poco. L'improvvisa scomparsa di Gian Galeazzo (1402) e l'energica reazione di Venezia e Firenze riportarono lo Stato visconteo alle sue dimensioni lombarde. Una lunga serie di guerre contro Firenze, Venezia e lo stato Pontificio si protrassero fino alla morte del duca Filippo Maria (1447) che morì senza eredi maschi.
I Milanesi resuscitarono il governo comunale e per tre anni si ressero a repubblica, la cosidetta "Aurea repubblica ambrosiana".  
Francesco Sforza, capitano di ventura, cui Filippo Maria aveva dato in sposa l'unica figlia, illegittima, Bianca Maria, difese valorosamente la città contro Venezia, fu accettato come signore di Milano, non senza contrasti (1450) e quattro anni dopo fu riconosciuto duca di Milano dalla potenze italiane.
La Signoria Sforzesca significò per Milano un periodo di pace e di prosperità. 
La città fu anche un centro importante di vita artistica e culturale. Leonardo da Vinci fu impegnato presso la corte sforzesca in svariate incombenze, dai disegni urbanistici, ai progetti idraulici, alla costruzione di macchine teatrali. Con Francesco Sforza risorge il Castello, distrutto qualche anno prima.  

La città di Ludovico il Moro e Beatrice d'Este ebbe la fama di esser la più ricca e splendida d'Italia. Milano sotto il governo di Ludovico il moro progredì straordinariamente: si sviluppano le scienze, le arti, le lettere italiane e latine. Ma la città era destinata a subire le tragiche conseguenze derivanti dalla frammentazione e profonda divisione del mondo politico italiano, mentre si erano costituite oltralpe grandi monarchie nazionali.

Nel 1494 Carlo VIII, re di Francia scese in Italia per un'innocua spedizione (1494-95), ma nel 1499, un nuovo esercito francese partì alla conquista del ducato milanese. Ludovico il Moro fu costretto alla fuga (1499) e dopo una vano tentativo di riconquista, fu definitivamente sconfitto nell'aprile del 1500.  
Con il dominio di Luigi XII, iniziò per la città un periodo drammatico e difficile. Dal 1499 al 1535, Milano vide cadere e rialzarsi tre volte gli Sforza (Ludovico, Massimiliano, Francesco II) ed alternarsi il governo francese a quello spagnolo, finchè entrò a far parte dell'Impero di Carlo V d'Asburgo.  
Le operazioni militari, i saccheggi, le distruzioni, i taglieggiamenti delle soldatesche (Francesi, Svizzeri, Spagnoli, Lanzichenecchi dell'Imperatore) fecero di questi anni un periodo dei più travagliati della storia della città. Nel novembre 1535, Carlo V occupa Milano ed il ducato, dando avvio ai 170 anni di dominazione spagnola.  
Nel campo ecclesiastico e religioso il periodo tra la seconda metà del '500 ed i primi del '600 fu dominato da due figure che esercitarono un grande influsso sulla vita della città: Carlo Borromeo, arcivescovo dal 1505 ed il cugino Federico che gli succedette alla guida della diocesi.
San Carlo volle fare di Milano la roccaforte della Controriforma Cattolica e si assunse un grande impegno caritativo ed educativo, fondando numerosi istituti di carità e di assistenza e numerosi collegi per la formazione di un nuovo clero e di una nuova classe dirigente laica. Sulla stessa linea si mosse Federico, cui si deve anche la fondazione della Biblioteca Ambrosiana (1609).  
La vita culturale cittadina era originale e vivace. Riuscirono a progredire sia le attività mercantili e manifatturiere, sia quelle finanziarie ed agricole della bassa pianura. La peste (1576-77) ed i successivi anni di carestia provocarono una grave crisi demografica ed economica. Durante l'età spagnola, un importante intervento urbanistico, fu la costruzione delle mura, iniziate nel 1548 per ordine del Governatore Ferrante Gonzaga.
Nel medesimo periodo, la città si orna di nuovi edifici, tra cui le chiese di S. Fedele e di S. Sebastiano, il palazzo di Brera. Carlo Maria Maggi (1699) crea, nel dialetto assunto a dignità letteraria, il personaggio che diventerà sinonimo del popolano milanese: Meneghino.  
Il passaggio dal dominio spagnolo a quello austriaco avvenne nel 1700, durante la cosiddetta guerra di successione spagnola, quando la città fu occupata da Eugenio di Savoia in nome dell'Imperatore Giuseppe I. Il passaggio fu poi confermato nel 1714 dal trattato di Rastadt. Sotto il governo di Carlo VI e soprattutto di Maria Teresa d'Austria (1740-80), iniziò un'intensa attività riformatrice e si sviluppò un clima intellettuale assai vivace, aperto alle nuove correnti dell'illuminismo europeo.
  Fu impostato un nuovo sistema tributario, si riformarono le amministrazioni locali, in campo ecclesiastico furono aboliti i tribunali vescovili, l'inquisizione, la censura ecclesiastica, furono soppressi numerosi conventi giudicati superflui.  
Il primo dominio austriaco terminò con l'entrata a Milano (5-5-1796) di Napoleone Buonaparte, entusiasticamente accolto quale portatore delle nuove idee della Rivoluzione Francese. Fece di Milano la capitale della Repubblica Cisalpina (1797). Il tentativo di restaurazione austriaca (1799) finì dopo Marengo (1800) e la città riaccolse i Francesi senza rilevanti reazioni. 
Milano venne dichiarata capitale della ripristinata repubblica Cisalpina, trasformata poi in repubblica Italiana nel 1802 e quindi in regno d'Italia nel 1805. Napoleone venne incoronato re d'Italia nel Duomo di Milano.
La città tornò ad essere un centro animato, culturalmente vivace; arti e scienze rifiorirono (Melchiorre Gioia, Vincenzo Cuoco, Vincenzo Monti, Carlo Porta, Ugo Foscolo, Silvio Pellico, Alessandro Volta). L'Arena, l'Arco del Sempione abbellirono la città, mentre sorgeva il parco di Monza. Ma il governo francese era divenuto sempre meno sopportabile a causa delle eccessive, continue richieste di tributi ed uomini per la guerra; i tumulti del 1814, in cui fu barbaramente ucciso il ministro delle finanze Prina, decretarono la caduta del regno italico. Il ritorno degli Austriaci limitò aspramente il ruolo politico ed amministrativo della città.  
I dominatori stranieri assunsero un atteggiamento autoritario, alienandosi ben presto il favore della popolazione. Ciò nonostante non s'interruppe la crescita demografica ed economica della città; per agricoltura, attività commerciali e finanziarie, Milano è, in questo periodo, uno dei principali poli dell'economia italiana, nonché il maggiore centro culturale ed editoriale. 
L'insofferenza per il giogo austriaco si estese rapidamente e si esacerbò, soprattutto dopo l'infelice esito dei primi moti carbonari ed i conseguenti processi del 1821 e 1824 ed i martiri. Si inasprì anche il rigore della polizia austriaca, mentre i patrioti si stringevano intorno a Mazzini, affiliandosi alla Giovane Italia.
Dal 18 al 22 marzo 1848, scoppiò la rivolta popolare: "Le Cinque Giornate di Milano", che si conclusero con la fuga degli Austriaci dalla città.
Il Piemonte dichiarò guerra all'Austria il 23 marzo del '48, per consolidare l'indipendenza lombarda. La campagna del 1848 si concluse con l'abbandono di Milano (4 agosto).L'8 giugno 1859, qualche giorno dopo la battaglia di Magenta (4 giugno), Vittorio Emanuele e Napoleone III entrarono trionfalmente in città; seguì l'annessione al Piemonte; due anni dopo (1861) Milano entrava a far parte del regno d'Italia.