|
Le
figure professionali per le tecnologie nelle scuole
La
mancanza nella scuola di una figura assimilabile al "responsabile
dei sistemi informativi" si ripercuote non solo, come visto, nei
meccanismi decisionali, ma anche sulle modalità organizzative con
cui le tecnologie sono gestite all'interno degli istituti scolastici.
L'esperienza dell'operatore tecnologico nella scuola media (effetto della
riconversione dei docenti di Educazione Tecnica in sovrannumero in seguito
all'introduzione delle classi miste per questa disciplina) è stata
in generale considerata positiva, poiché ha messo a disposizione
una risorsa professionale specifica. Il PSTD ha invece promosso una maggior
distribuzione delle competenze informatico-telematiche all'interno del
corpo docente nelle scuole di ogni ordine e grado.
L'obiettivo è espressamente quello di legare tali competenze
a quelle curriculari dei docenti, favorendo così il diffondersi
di una pratica di "didattica multimediale o in rete" presso
tutti i docenti, ed evitando che le tecnologie vengano confinate in
una materia apposita tenuta da uno specifico insegnante in ore dedicate.
Il risultato atteso è peraltro quello di formare studenti in grado
di utilizzare le nuove tecnologie in ogni contesto curriculare, come strumento
e non come oggetto di studio.
A fronte di tali obiettivi, però, solo una intensa formazione
dei docenti all'uso delle tecnologie nella didattica (peraltro già
avviata con il PSTD) ed una riorganizzazione delle funzioni e dei ruoli
all'interno degli istituti possono risolvere i problemi che attualmente
si riscontrano nelle scuole.
Infatti il Ministero della Pubblica Istruzione sembra aver scelto
(8) proprio di individuare all'interno delle scuole delle figure
specializzate sulle tecnologie, ed in particolare:
- una
figura docente "referente per l'uso delle risorse tecnologiche
e multimediali nella didattica";
- una
figura di "responsabile delle infrastrutture tecnologiche".
Si
tratta di docenti professionalmente orientati il primo più al supporto
alla didattica, il secondo più al supporto tecnico.
Il numero previsto delle figure da formare sembrerebbe indicare anche
dei criteri organizzativi. Infatti, con una parte dei 150 miliardi di
lire tratti dai proventi dell'asta delle licenze UMTS e destinati alla
formazione dei docenti scolastici (9), il Ministero
sarebbe orientato a formare 15.000 referenti didattici (poco più
di 1 per ogni scuola) e 6.000 responsabili tecnologici (1 ogni 2 scuole
circa). La mancanza di ulteriori informazioni dettagliate non permette
di comprendere se a queste cifre corrisponde anche un modello organizzativo.
I 15.000 referenti didattici potrebbero corrispondere alle circa 15.000
scuole esistenti prima dei recenti processi di accorpamento, intendendo
così ad esempio mantenere referenti distinti per scuole elementari
e medie che sono state riunite in un istituto comprensivo. I 6.000 responsabili
delle infrastrutture tecnologiche potrebbero indicare un orientamento
verso reti di scuole con uno o più responsabili in pool.
Un'analisi
più dettagliata può essere fatta a partire dalle funzioni/ruoli
che il responsabile sistemi informativi svolge in generale in un'organizzazione
e che la task force ReMida aveva necessità di trovare ed interfacciare
nelle scuole, e confrontandole con ciò che la task force ha effettivamente
trovato, e cioè da un lato le specificità dell'organizzazione
scolastica e dall'altro le soluzioni che le scuole hanno finora adottato
per affrontare questi problemi.
Ad un ipotetico "responsabile tecnologie scolastiche" (quale
i fornitori o la task force ReMida avrebbero voluto incontrare, per analogia
con quanto accade nel momento in cui si incontrano le aziende o anche
le pubbliche amministrazioni) sarebbero infatti affidati:
-
l'elaborazione della strategia dell'uso delle tecnologie, la
sua condivisione con il capo di istituto e gli organi collegiali, e
la sua implementazione pratica;
- il
ruolo di collettore delle esigenze degli utenti (docenti, studenti,
personale amministrativo) e di analisi e progettazione delle soluzioni
tecnologiche per soddisfarle;
-
l'interfaccia con i fornitori per la scelta e l'acquisizione
delle soluzioni;
- la
funzione di "osservatorio" dell'evoluzione tecnologica
e di valutazione dell'introduzione di nuovi strumenti a supporto
dell'attività amministrativa e didattica;
- il
supporto tecnico e formativo agli utenti, anche solo nell'ottica
di raccogliere le esigenze di manutenzione, di coordinarle e di indirizzarle
al fornitore esterno.
In
attesa che si creino e che si consolidino le due figure che, come visto
in precedenza, il Ministero pensa di formare ed introdurre nelle scuole,
attualmente nelle istituzioni scolastiche queste funzioni risultano
"spalmate" su più soggetti e principalmente sul capo
di istituto, sul docente "incaricato" (più o meno formalmente)
di seguire il tema, e su gruppi di docenti che usano più intensamente
degli altri le tecnologie e divengono così utenti "di riferimento".
Nella pratica, le scuole hanno tentato di risolvere questo problema con
differenti soluzioni a seconda delle situazioni:
-
l'introduzione delle "funzioni-obiettivo" ed il meccanismo
dei "distacchi" anche parziali di docenti su attività
finalizzate hanno permesso ad alcuni capi di istituto e collegi docenti
di individuare alcuni insegnanti formalmente incaricati di seguire lo
sviluppo delle tecnologie didattiche nella scuola; tali figure però
seguono spesso più da vicino le esigenze di tipo didattico, mentre
l'approfondimento degli aspetti tecnici dipende dal livello personale
di conoscenze informatico-telematiche, molto variabile da caso a caso,
non trattandosi di una figura "professionalizzata" in tal
senso;
-
in alcuni istituti superiori, in particolare gli istituti tecnici e
professionali, è stata creata o riconvertita da altre la figura
del "tecnico di laboratorio informatico", che svolge
principalmente la funzione di supporto alle scelte tecnologiche e di
supporto tecnico, senza però intervenire nella didattica;
-
il modello delle reti scolastiche (mutuato da quello delle scuole
- polo degli anni precedenti) si sta affermando, seppure gradualmente
ed ovviamente "a macchia di leopardo", anche sul tema delle
tecnologie, con una scuola che svolge funzioni di supporto (generalmente
didattico e/o tecnico) nei confronti di altre scuole del territorio;
le reti scolastiche sono tuttavia una modalità organizzativa
che riguarda i più diversi aspetti (dispersione scolastica, recupero,
orientamento, ecc.), per cui la sua efficacia nel supporto alle tecnologie
dipende strettamente dalle capacità e dall'esperienza della scuola
capofila;
-
l'elaborazione delle strategie fa essenzialmente riferimento al capo
di istituto, variamente supportato o stimolato in questo dai vari
organi collegiali, e dipende da un lato dalla sua personale sensibilità
all'innovazione, dalla capacità di far fronte alle specifiche
esigenze in un momento, quale è quello attuale, di grande trasformazione
della scuola e di grande impegno su molti fronti, e dall'altro dall'esistenza
e capacità di una qualche figura interna in grado di supportarlo
operativamente nell'implementazione della strategia.
Questa
molteplicità e disomogeneità di figure e ruoli intorno
al tema delle tecnologie didattiche nelle scuole non facilita la nascita
ed il rafforzamento di reti di relazioni, in particolare per soggetti
esterni, quali fornitori di tecnologie e le agenzie di promozione come
ReMida21.
A
fronte della mancanza strutturale di un responsabile tecnologie educative,
va detto però che, forse grazie anche a questo, la scuola presenta
un livello di consapevolezza degli utenti sull'uso delle tecnologie che,
seppur concentrato ancora in una minoranza di docenti, ha pochi riscontri
in altri settori. Questo forse perché nella scuola non si è
verificata quella separazione tra utenti e fornitori interni, cioè
la funzione sistemi informativi, che ha sempre creato problemi nella diffusione
delle tecnologie informatiche e telematiche nelle organizzazioni.
(8)
Si veda l'intervista a Mario Fierli (responsabile del Servizio per l'automazione
informatica e l'innovazione tecnologica del Ministero della Pubblica Istruzione)
su Il Sole 24Ore del 24/02/2001, pag. 16.
(9) Si veda il capitolo "La scuola italiana ed eEurope: il
gap da colmare" per maggiori dettagli.
|