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Culture
pedagogiche e informatiche a confronto
Uno
dei fattori che rendono complessa l'analisi delle culture della scuola
in rapporto alla diffusione dei mezzi informatici, sta nell'inevitabile
intreccio che nella scuola si crea tra un'informatica pensata come mezzo
tecnico di supporto alla didattica e un'informatica intesa come sistema
culturale che produce una specifica forma di organizzazione del sapere
e dunque anche una determinata "forma mentis". Questo doppio
livello d'analisi non può che riguardare da vicino la scuola, la
quale interpreta il suo mandato culturale come profondamente correlato
ad un mandato formativo.
Gli insegnanti intervistati, in quanto promotori del progetto ReMida21
e dunque sensibili alla diffusione delle nuove tecnologie, sono parsi
consapevoli di questa compenetrazione di livelli: tuttavia, sullo sfondo
dei loro interventi, si intravede una maggioranza di docenti che ancora
non ha "risolto" con sufficiente consapevolezza pedagogica il
rapporto tra un'informatica come mezzo di istruzione e un'informatica
come promotrice di valori educativi.
Gli insegnanti interpellati vedono nella formazione lo strumento per raggiungere
questo obiettivo: prima che una formazione alle potenzialità del
mezzo informatico gli insegnanti sembrano auspicare una formazione di
base che permetta di esplicitare e di scambiare le rappresentazioni che
i docenti hanno costruito nel tempo della "cultura informatica".
Questa formazione, alla radice del problema, sembra essere il primo passo
per rimuovere diffidenze che spesso nascono da stereotipi costruiti su
pre-conoscenze poco tematizzate nel confronto e nella comunicazione tra
insegnanti.
Questo percorso è oramai inevitabile poiché un passaggio
culturale sembra avvenuto e tutti gli intervistati lo riconoscono come
un dato di fatto: i ragazzi oggi pensano in modo diverso, e sviluppano
modalità di apprendimento nuove che non sono più inscrivibili
dentro progetti formativi di tipo tradizionale.
Alla richiesta di descrivere le caratteristiche e le peculiarità
del modo di organizzare le conoscenze da parte dei loro allievi, i docenti
concordano nel dire che le nuove tecnologie sono in linea con un pensiero,
tipico delle nuove generazioni, di tipo divergente che si esprime attraverso
la capacità di strutturare la conoscenza secondo percorsi logici
multipli. La relazione con le immagini e con i documenti non testuali
sviluppa un processo creativo della mente che si esprime attraverso "insight"
e processi di sintesi trasversali.
I ragazzi oggi sono predisposti e attratti dalla possibilità di
mettere in atto un apprendimento per prove ed errori perché "hanno
meno paura di sbagliare" e vengono incentivati da una strada di sperimentazione
dove i contenuti si costruiscono "in itinere" e dove i risultati
non sono già prefigurati in partenza. Viceversa essi hanno delle
difficoltà e anche una scarsa motivazione all'affrontare altri
tipi di applicazione come quello richiesto dall'analisi e dall'approfondimento
di un testo. Le immagini, più catturanti e suggestive di un testo
scritto, "si masticano" in modo veloce e con una relativa facilità,
e non impegnano ad una lenta metabolizzazione dei contenuti come accade
per le pagine scritte.
La didattica con il supporto delle nuove tecnologie è riconosciuta
dai docenti come un'ottima strada per rendere il ragazzo protagonista
effettivo del proprio processo di formazione, perché incentiva
la curiosità e lo spirito di ricerca e perché permette di
sperimentare percorsi personalizzati in linea con i bisogni formativi
del singolo allievo, in linea quindi con quanto previsto dagli ultimi
provvedimenti legislativi.
Tuttavia i docenti si soffermano a riflettere anche su alcuni rischi
"pedagogici" insiti nella relazione con questi nuovi strumenti
di lavoro. Un primo aspetto rilevato dalle interviste sta nella possibilità
che l'apprendimento si configuri come eccessivamente superficiale. La
possibilità di acquisire molti dati in modo veloce rimuove la lentezza
che è parte integrante di un processo di effettiva assimilazione
dei contenuti. I ragazzi, dicono i docenti, soprattutto quelli meno dotati
e capaci, possono appoggiarsi allo strumento tecnologico e delegare al
computer quei percorsi che andrebbero fatti in prima persona, con il risultato
che non avvenga nessun apprendimento effettivo. Corrono il rischio di
elaborare prodotti accattivanti ma superficiali, sedotti più dall'aspetto
estetico - creativo del mezzo che non dalla pertinenza dei contenuti via
via incontrati .
Sembra che la vera scommessa pedagogica si giochi nell'insegnare loro
un approccio critico che permetta di mettere in pratica una fruizione
selettiva dei contenuti: se infatti le nuove tecnologie offrono strumenti
preziosi per la ricerca, più difficile diventa il discriminare
la qualità delle fonti ed evitare il rischio dell'omologazione.
Questo problema è avvertito con maggiore intensità dagli
insegnanti delle discipline letterarie di medie e superiori, che vedono
nell'analisi e nell'approccio critico ad un testo, che si acquisisce con
la pratica e l'esercizio, degli strumenti per acquisire non solo un metodo
di lavoro, ma anche una specifica "weltanschaung".
Un approccio di questo tipo basato su una progettazione "pensata",
richiederebbe che vi fosse tra i docenti una collaborazione e una condivisione
che non sempre risulta di facile attuazione; gli insegnanti che utilizzano
l'informatica riconoscono nella loro solitudine uno degli impedimenti
a fare passi avanti nell'applicazione delle nuove tecnologie alla didattica,
perché oltre alla quantità cospicua di tempo richiesta per
progettare una lezione con il supporto delle tecnologie, occorrerebbe
condividere obiettivi e una filosofia di intervento comune nel modo di
renderle applicative.
Le nuove tecnologie inoltre ristrutturano il "setting scolastico"
sia sul piano del rapporto tra i pari che sul piano della relazione docenti
- allievi: se tutti i docenti interpellati sembrano consapevoli che la
presenza del computer all'interno di un'aula scolastica non è mai
una presenza "neutra", ma influenza in modo significativo i
rapporti e le relazioni interne alla classe, differenti sono le valutazioni
a riguardo: per alcuni docenti è indubbio che l'uso del computer
incentivi la collaborazione tra i ragazzi e promuova dinamiche di scambio
paritetico funzionali al raggiungimento di determinati obiettivi di lavoro.
La classe si costituisce come un gruppo di ricerca che riesce a
raggiungere dei risultati efficaci solo se mette in campo relazioni di
mutuo aiuto e scambio di competenze. Questa nuova articolazione del "setting"
permette, per un verso, di arginare le dinamiche competitive legate al
risultato scolastico e per l'altro di valorizzare abilità differenti
anche all'interno del medesimo progetto di lavoro.
In questa direzione le nuove tecnologie hanno trovato efficaci applicazioni
nel campo dell'interculturalità a scuola e nei contesti dove vi
è la presenza di bambini e/o ragazzi in situazioni di handicap.
Infatti il computer diviene un utile "mediatore" capace di valorizzare
competenze e culture differenti e di metterle in comunicazione tra di
loro.
Inoltre l'utilizzo delle nuove tecnologie permette di valorizzare i
prodotti dei ragazzi, facendoli uscire, sono parole degli insegnanti
stessi, "dai cassetti". La visibilità di lavori multimediali
permetterebbe lo scambio dei progetti tra classi e ancora di più
tra scuole, contribuendo a far conoscere progetti che altrimenti resterebbero
sconosciuti e ad incentivare gli insegnanti e gli allievi nei loro percorsi
personali di ricerca.
Tuttavia per alcuni docenti questo nuovo modo di progettare la didattica
espone a problemi di non poco conto: più difficile per l'insegnante
è monitorare il percorso del gruppo - classe e valutarne l'efficacia
in termini di contenuti appresi. Più complessa è anche
l'organizzazione spazio - temporale di un progetto "multimediale"
per il quale è più difficile stabilire delle scadenze e
un'articolazione del lavoro chiara e definita. Difficile, è anche
come si sottolineava in precedenza, la gestione in compresenza di una
lezione "multimediale". Ma oltre alle difficoltà di carattere
tecnico - progettuale, vi sono altri generi di difficoltà con cui
i docenti si trovano a fare i conti nel momento in cui si rapportano alle
nuove tecnologie.
Molti tra loro sembrano vivere la paura che la macchina si sostituisca
al docente, esponendolo ad una perdita di ruolo e di autorevolezza nei
confronti dei ragazzi. La lezione tradizionale, di tipo frontale,
conferisce al docente un ruolo chiaro e pre-definito; la modificazione
del "setting" favorita dall'introduzione del computer determina
un cambiamento nella funzione docente che necessita di essere pensata
ed elaborata.
Infatti molti riconoscono che nel campo delle nuove tecnologie i ragazzi
sono i veri maestri e gli insegnanti non possono che disporsi ad imparare.
Quando essi sono disposti a vivere questo cambio di ruoli e ad abbandonare
le ansie di controllo, scoprono che il rapporto con i propri allievi diventa
molto più collaborativo, e come sottolineano in molti, più
amichevole. I ragazzi sembrano apprezzare lo sforzo che il docente fa
di "adeguarsi ad un loro linguaggio" e lo vivono come una persona
più in contatto con il loro mondo di interessi. Questo modo di
impostare la didattica attutisce anche le paure dei ragazzi in rapporto
alla valutazione: il processo di costruzione della conoscenza diviene
più importante del risultato ottenuto e questo fa vivere il
docente come una figura di "tutor - accompagnatore", meno valutativa
e direttiva nell'approccio ai ragazzi. Sembra, in ultima analisi, che
l'applicazione delle nuove tecnologie alla didattica sia anche correlata
alla capacità di ogni singolo docente di ripensare e rimettere
in discussione il proprio ruolo di insegnante: la formazione dunque
dovrebbe toccare anche questi aspetti perché la cultura informatica
possa sempre di più penetrare nella scuola e venire accolta senza
eccessive resistenze da parte del corpo docente.
Infatti, è opinione diffusa, che sviluppare corsi di aggiornamento
"a tappeto" sui mezzi tecnici, sui linguaggi più evoluti
e sulle modalità di applicarli alla didattica, sia un modo utile
per rispondere sia ai bisogni degli insegnanti più inesperti, per
i quali occorre partire da corsi di alfabetizzazione, che di quelli più
esperti, i quali necessitano invece di corsi più specifici sull'applicazione
delle nuove tecnologie alla didattica. A questi corsi che vanno estesi,
resi più continuativi e incentivati su un piano economico va correlato,
secondo gli insegnanti, un intervento formativo mirato a introdurre le
nuove tecnologie in un nuovo "setting" didattico improntato
ad un insegnamento "interattivo" e costruito sul gruppo classe.
Questo processo potrebbe avvenire incentivando i docenti esperti a
formare i propri colleghi; infatti le figure esperte in questo campo
non vengono valorizzate dai dirigenti e questo rallenta il diffondersi
di una cultura informatica nelle scuola. Molti insegnanti riconoscono
che la formazione migliore è proprio quella che si trasferisce
da docente a docente, poiché in questo passaggio è garantita
la compresenza di un sapere tecnico accanto ad uno più specificatamente
pedagogico. La formazione e la diffusione di figure "ad hoc",
preposte al supporto per la realizzazione di lavori multimediali, sarebbe
un ulteriore sostegno alla promozione di una cultura informatica nella
scuola.
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