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Tratto da: Il Corriere della Sera
del: 10 gennaio 2002
Autore: Marco Gasperetti
Uno studio sulla multimedialità didattica rivela: mancano almeno
190 mila computer
L'Italia rischia di uscire dall'Europa nella corsa alle tecnologie
didattiche. I dati sono disarmanti: nelle scuole italiane mancano
almeno 190 mila personal computer, il 98% degli istituti deve essere
ancora cablato, in oltre metà delle scuole l'infrastruttura di rete
manca completamente o è insufficiente e, come se non bastasse, soltanto
il 44% ha i computer collegati in rete. Per azzerare i gap hi-tech
occorrono almeno tremila miliardi di lire (più o meno 1 miliardo
e mezzo di euro) da spendere in tre anni.
LO STUDIO - Il desolante panorama hi-tech arriva da uno studio
per monitorare la situazione della multimedialità in Italia, commissionato
alla Between (società di consulenza per le telecomunicazioni) da
"ReMida 21", progetto pilota realizzato da "Milano per
la multimedialità" e promosso dalla direzione regionale del
ministero della Pubblica Istruzione, dal Comune e dalla Provincia
di Milano nonché dalla Regione Lombardia.
Nella sua indagine, Between ha analizzato un campione di scuole
(elementari, medie e superiori) e ha messo a confronto la situazione
con "eUrope", il piano sull'alfabetizzazione informatica varato
nel marzo 2000 dal Consiglio europeo.
Le direttive europee prevedono infatti di raggiungere entro il 2004
alcuni obiettivi: entro la fine di quest'anno, per esempio, sarebbero
da attrezzare tutte le scuole di personal computer multimediali
e di connessioni a Internet.
Nel 2002, poi, dovrebbero essere garantiti un accesso alla Rete
in tutte le classi, la formazione degli insegnanti e l'alfabetizzare
tecnologica degli studenti perché siano in grado di utilizzare le
tecnologie didattiche. Ben più ambizioso l'obiettivo da raggiungere
entro il 2004: quello di avere in tutte le scuole europee un rapporto
studenti-computer (collegati in rete) di uno a cinque. Un computer,
cioè, ogni cinque studenti (nel caso migliore) o, male che vada,
uno ogni 10-15 allievi.
CONFRONTI - Alcuni dei Paesi europei considerano questi obiettivi
non troppo ambiziosi: per esempio quelli scandinavi. In Norvegia
e Danimarca, infatti, il computer su ogni banco di scuola è già
da tempo una realtà.
In Italia, invece, nonostante i mille miliardi (circa 500 milioni
di euro) spesi dal piano Berlinguer siamo ancora molto indietro.
A prima vista i dati sembrerebbero buoni e, nelle cifre messe a
confronto con altre realtà europee, l'Italia parrebbe tra i Paesi
migliori a livello hi-tech.
In realtà la situazione è diversa: pochissimi computer sono utilizzati
in rete per la didattica e spesso il computer in classe non entra
nemmeno, relegato com'è in aule multimediali non troppo frequentate.
STANDARD MINIMI - "I 190 mila computer che mancano in Italia
fanno riferimento allo standard di dotazione minima previsto dal
piano eEurope - spiega Francois de Brabant, amministratore delegato
di Between -, perché per raggiungere la quota ideale ne servirebbero
almeno un milione. Oggi nelle scuole italiane ci sono invece 256
mila pc per uso didattico, un dato ancora troppo lontano.
Solo il 2% delle scuole sono state cablate, il 54% non ha una rete
locale o il collegamento è insufficiente e il 44% ha una rete locale
(ma solo nelle aule multimediali). Pochissimi, poi, i pc presenti
in classe"".
Il Pc in aula - che per alcuni pedagogisti ed esperti di tecnologie
dell'educazione è il motore principale per un insegnamento orientato
alla multimedialità - non solo non è la norma, ma è un'eccezione.
Lo conferma un dato: soltanto il 3% delle scuole ha deciso di spendere
i mille miliardi (500 milioni di euro) del piano Berlinguer (1997-2000)
per acquistare un computer da utilizzare in aula durante le normali
lezioni. Molte invece le aule attrezzate con aule multimedialità
che però spesso sono poco utilizzate e soprattutto non sono cablate
e i pochi accessi a Internet sono a banda stretta, lenti e dunque
inadatti per impostare lezioni multimediali.
INVESTIRE - Dunque l'Italia è indietro. Però gli esperti
assicurano: non ha ancora perso il treno della multimedialità a
scuola, a condizione che si facciano investimenti immediati e "pesanti",
almeno tre volte superiori al "super piano" varato nel 1999. Between
ha elaborato una serie di proiezioni. La prima fa riferimento agli
investimenti ottimali: in tre anni si dovrebbero spendere 3 mila
miliardi (un miliardo e mezzo di euro). L'investimento reale invece
è più ridotto: pari a poco più di duemila miliardi (poco più di
un miliardo di euro).
Per quanto riguarda i costi di gestione delle infrastrutture hi-tech
ogni anno si dovrebbero spendere circa 400 miliardi (circa 206 milioni
di euro).
A queste cifre, poi, andrebbe aggiunto anche l'investimento per
acquistare un pc portatile per ogni docente (un provvedimento annunciato
dal ministro Moratti) che costerebbe allo stato 1900 miliardi di
lire (un po' meno di un miliardo di euro). E il tutto, naturalmente,
sarebbe da fare in poco tempo.
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