Premessa - Economia digitale, sistemi scolastici e tecnologie didattiche

L'avvento dell'economia digitale
L'economia mondiale sta vivendo una fase di evoluzione segnata dall'avvento delle tecnologie digitali che stanno trasformando le regole della società industriale in nuove regole, quelle della società dell'informazione. Questo passaggio è noto col termine di "nuova economia" o "economia digitale", trainata soprattutto dallo sviluppo e diffusione di Internet; essa "descrive la trasformazione delle attività economiche in atto man mano che le tecnologie digitali rendono più economico e agevole l'accesso, l'elaborazione e l'archiviazione delle informazioni" (1).
Internet svolge quindi un ruolo di primo piano in questo nuovo contesto, anzi si potrebbe affermare che ha avuto un ruolo determinante per lo sviluppo della cosiddetta nuova economia. Il suo impatto va ben oltre le "industrie ad alta tecnologia" ed è stato percepito trasversalmente da tutte le industrie e da tutti i servizi. Ad esempio, le imprese in tutti i settori stanno avviando attività di commercio elettronico per aumentare la propria produttività; le imprese hanno avviato strategie Internet, spinte anche dal mercato azionario che ha per lungo tempo premiato tali strategie e, nonostante i recenti ridimensionamenti dei valori borsistici, non le hanno abbandonate; poi Internet, oltre a trasformare le attività esistenti, sta creando nuovi servizi e quindi nuovi posti di lavoro. Sostanzialmente si può affermare che Internet sta offrendo nuove opportunità di crescita economica e occupazionale.
La posizione dell'Europa "nella nuova economia dipende in gran parte dal contenuto e dall'uso di Internet in Europa.[…] La sfida consiste nell'aumentare l'uso di Internet in tutta l'Unione europea, in quanto i vantaggi della nuova economia si concretizzeranno soltanto quando tutto il mercato unico raggiungerà una massa critica di penetrazione di Internet" (2). Se non si dovesse attuare una politica di questo tipo, si correrebbe il rischio di una polarizzazione del mercato (cioè gestita soltanto dai paesi più avanzati), mentre per l'Europa verrebbero a mancare le economie di rete che si manifestano quando è collegata una numerosa popolazione.
La risposta dell'Europa a questa sfida, se è vero che da un lato è piuttosto lenta, soprattutto se si confronta con la rapida ascesa del medesimo fenomeno così come si è registrato negli Stati Uniti, è altrettanto vero che dall'altro ha promosso numerose iniziative politiche volte a promuovere la Società dell'Informazione (liberalizzazione delle telecomunicazioni, istituzione di un quadro giuridico per il commercio elettronico, …). Naturalmente questo quadro è in continua evoluzione: a questo punto l'Europa, dal momento che ha chiaramente colto la sua posizione, deve entrare in azione con maggior sollecitudine, superando gli ostacoli che ancora le impediscono la diffusione delle tecnologie digitali.

La modernizzazione del sistema scolastico ed il ruolo delle nuove tecnologie
L'ammodernamento dei sistemi scolastici è al centro dell'attenzione del mondo politico e sociale delle nazioni più avanzate già da numerosi anni.
L'OCSE pubblica annualmente un quadro comparativo dei sistemi educativi dei paesi membri, nell'ottica del benchmarking e per stimolare riflessioni, comparazioni e iniziative all'interno di ciascuno Stato. L'efficacia, l'efficienza e la qualità del sistema educativo di un paese sono quindi ormai da tempo entrate a far parte di quei parametri che misurano la competitività dell'intero sistema paese.
Lo sviluppo dell'economia digitale ed il diffondersi di Internet presso i più vari settori della società hanno posto alla scuola il problema di una modernizzazione veloce ed orientata alla capacità di far acquisire agli studenti la padronanza dell'uso delle nuove tecnologie. La carenza di personale specializzato nell'ICT (il cosiddetto "skill shortage") ha acuito un ritardo che era ormai già evidente da alcuni anni.

Il ruolo delle nuove tecnologie nella scuola diventa allora molteplice: esse da un lato devono contribuire ad innovare la didattica, facilitando l'apprendimento tramite la multimedialità e la rete come strumento di reperimento delle informazioni e di comunicazione, dall'altro devono costituire esse stesse oggetto di apprendimento, in quanto ormai strumento di lavoro per la grande maggioranza degli occupati; infine, in un momento di carenza di competenze specialistiche ICT per sostenere lo sviluppo dei servizi Internet, i curricula scolastici devono, almeno in parte, orientarsi verso tali competenze al fine di colmare lo skill shortage a cui prima si accennava.

La diffusione delle tecnologie educative nel sistema scolastico, dopo le prime esperienze pionieristiche degli anni '80, comincia nei primi anni '90, con un'innovazione di tipo bottom-up, in cui erano prevalentemente gli IRRSAE e le Università (depositari degli aspetti scientifici e pedagogici della scuola) a supportare singole scuole o gruppi di esse in progetti di utilizzo della multimedialità e della telematica.

A livello internazionale, al di là dei primi approcci degli Stati Uniti e del Canada, dove la teledidattica godeva già di sostegno a livello governativo negli anni '80, in Europa i primi piani nazionali di diffusione delle tecnologie telematiche nella scuola risalgono al periodo 1994-95, con i due piani inglesi "Superhighways for Education" del Department for Education e "Schools on line" del Department for Trade and Industry.

In Italia, il primo piano nazionale per la diffusione delle tecnologie didattiche fu quello del Ministero della Pubblica Istruzione del 1995 (Ministro Lombardi del Governo Dini), che ricalcava a grandi linee i piani che gli altri governi europei avevano da non molto tempo varato.
Questa prima generazione di piani ministeriali puntava a sperimentare delle piattaforme didattiche in rete, utilizzando come sperimentatori le ancora poche scuole attive sul fronte della telematica nella didattica; in tal modo venivano soddisfatte le esigenze delle scuole più avanzate, che ricevevano fondi e soprattutto vedevano riconosciuto il loro ruolo di pionieri. In Italia la sperimentazione si chiamava Multilab, e vedeva coinvolta Telecom Italia come principale partner tecnologico.

Tuttavia, questi piani, generalmente impostati per durare 4 o 5 anni, già dal 1996 furono soggetti in tutta Europa ad un ripensamento, in quanto ritenuti troppo lenti nella diffusione delle nuove tecnologie e di Internet in particolare. Essi peraltro erano stati pensati per fare leva su quelle scuole sensibili ed attive e per sviluppare con esse modelli di riferimento per le altre. Questo approccio, tuttavia, si è rivelato inefficace, principalmente per due motivi tra di loro interrelati:

  • l'inizio dell'esplosione di Internet in Europa, durante il 1995, ha sollevato l'attenzione sul fenomeno della telematica e sulle sue potenziali applicazioni;
  • i piani stessi di diffusione delle nuove tecnologie nella scuola hanno richiamato l'attenzione e suscitato numerose aspettative presso gli operatori della scuola, essendo stati tali piani promossi dai governi anche per motivi di immagine.

Essendo cresciuta molto la sensibilità delle scuole rispetto ad Internet, i ritmi di coinvolgimento delle scuole nei piani di diffusione sono risultati insufficienti per venire incontro alle nuove esigenze delle scuole. Questa tendenza è stata poi rafforzata in occasione delle elezioni tenutesi nei principali paesi europei nel biennio 1996-97 (Italia, Francia, Regno Unito, Germania); infatti nei programmi elettorali veniva sottolineata l'urgenza di riforme nel campo scolastico e l'intenzione di lanciare nuovi piani.

La nuova generazione dei piani, emanati principalmente nel biennio 97-98, era caratterizzata innanzitutto da ritmi di connessione delle scuole ad Internet molto più veloci (generalmente tutte le scuole entro 2-3 anni al massimo): Internet era divenuta di fatto la piattaforma didattica, e non vi era quindi bisogno di sperimentarne altre su larga scala. Le altre caratteristiche comuni ai principali piani dei paesi europei erano:

  • forte attenzione alla formazione dei docenti, finanziata spesso con piani straordinari (Francia e Regno Unito);
  • particolare accento sullo sviluppo di contenuti e servizi didattici, compresa l'incentivazione alla costruzione di contenuti multimediali in lingua madre, indispensabili per una larga diffusione nelle scuole;
  • adeguamento della dotazione tecnologica delle scuole, in alcuni casi (Italia e Spagna) con investimenti massicci per rinnovare un parco PC in larga parte obsoleto ed inadeguato alle esigenze della nuova didattica multimediale, ed in altri paesi (es. Francia) con investimenti mirati sui quei segmenti del sistema scolastico (es. le scuole elementari e le scuole in ambito rurale) che risultavano indietro nelle infrastrutture;
  • stipula di accordi con gli operatori nazionali di telecomunicazioni per strappare condizioni di favore nell'accesso ad Internet (si era infatti nell'era precedente al free Internet).

In alcuni paesi (es. Regno Unito), la logica del piano vedeva nei servizi didattici il traino alla diffusione dell'accesso ad Internet ed al rinnovo del parco tecnologico, mentre in altri (es. Italia) tale logica appariva rovesciata, privilegiando l'infrastrutturazione per creare le condizioni di un maggiore utilizzo di Internet e quindi di richiesta di servizi più avanzati, che poi il mercato avrebbe dovuto creare.

Successivamente, si assiste ad una moltiplicazione quasi frenetica di iniziative nei vari paesi, di piani e programmi che via via si susseguono, si richiamano e si rilanciano a vicenda.
E' negli anni 98-99 che lo sviluppo di Internet diventa cruciale per i sistemi-paese, producendo da parte di tutti i governi dei "piani di azione per la società dell'informazione", in cui i vari piani settoriali sono coordinati. I piani di sviluppo delle tecnologie didattiche sono spesso al primo posto, sottolineando l'importanza dell'alfabetizzazione multimediale, ed in genere raccordati sia con le iniziative che riguardano gli altri sottosistemi del sistema formativo (università, formazione professionale, ecc.), sia con le incentivazioni alla produzione di contenuti digitali.

In questo contesto la diffusione delle nuove tecnologie nel sistema scolastico diventa un tema dell'agenda politica e sociale in tutti i paesi ai massimi livelli: da Clinton, che fin dal '94 nel discorso sullo Stato dell'Unione cita il tema della connessione delle scuole americane ad Internet, a Blair, che presenta personalmente a fine '97 il piano inglese National Grid for Learning e stringe accordi con Bill Gates per l'online education, da Jospin, che predispone e promuove personalmente il piano "Préparer l'entreé de la France dans la Societé de l'Information", fino alla Conferenza Nazionale sulla Società dell'Informazione, che a Roma ha visto in due giorni succedersi sul palco tutte le massime autorità dello Stato Italiano.

(1) eEurope - An information Society For All, Progress Report For the Special European Council on Employment,Economic reforms and Social Cohesion - Towards a Europe based on Innovation and Knowledge, Annex 2 - The Economy
(2) ibidem