I meccanismi decisionali

Le decisioni di spesa e d'investimento delle scuole nelle tecnologie didattiche sono caratterizzate da numerosi elementi che le rendono assai complesse ed articolate.
In particolare sono due i principali elementi che determinano questa complessità:

  1. la mancanza di una figura assimilabile al "responsabile sistemi informativi", che concentra in sé non solo una serie di funzioni organizzative (si veda più avanti l'analisi di questo punto nel paragrafo 4.3), ma è un fondamentale "snodo" dei processi decisionali. Questa mancanza, sebbene risponda a precise logiche, come si vedrà più avanti, tuttavia nel momento in cui ha inizio operativamente l'autonomia scolastica rischia di penalizzare uno sviluppo consapevole delle tecnologie didattiche. Questo processo necessita, proprio perché si è nella fase iniziale dell'implementazione diffusiva delle tecnologie nelle scuole, di una figura che si faccia carico unitariamente di quegli elementi indispensabili alla decisione (analisi delle esigenze, istruttoria tecnica, valutazione degli impatti, valutazione economica, ecc.);
  2. la "collegialità" di molte delle decisioni nella scuola, che peraltro fanno riferimento ad organi diversi per ambiti diversi (ad es. la formazione degli insegnanti al collegio docenti, la destinazione dei fondi propri al consiglio d'istituto, ecc.); in questo contesto assumono un ruolo fondamentale elementi quali la sensibilità al tema della maggior parte dei componenti degli organi collegiali, la gestione del consenso, i meccanismi di delega formale all'interno degli organi stessi; le decisioni sono quindi non immediate, non solo perché legate ad una pianificazione annuale o semestrale, ma anche perché scadenzate periodicamente, imponendo un "timing" decisionale ben preciso.

A questi due elementi, che possono essere definiti strutturali, in quanto insiti nell'organizzazione scolastica, se ne aggiungono altri che invece riguardano l'adeguarsi delle scuole ai cambiamenti introdotti, ancora in divenire e quindi fortemente disomogeneo:

  • la diversa sensibilità dei capi di istituto all'innovazione didattica tramite le tecnologie, che determina il grado di spinta all'introduzione dei nuovi strumenti;
  • la lentezza del corpo docente nel suo complesso ad adeguarsi alle nuove modalità didattiche, che spesso frena la diffusione dell'uso delle tecnologie nella scuola, limitando il prosieguo o il rinnovo degli investimenti dopo una iniziale adozione di attrezzature, che rimangono per lungo tempo sottoutilizzate;
  • il diverso stimolo che proviene dalle famiglie, disomogeneo nei diversi ambiti territoriali e sociali, che riflette l'ancora troppo bassa penetrazione di Internet nelle famiglie per poter svolgere il ruolo di "traino" nel contesto scolastico generale.

Conseguentemente, il principale impatto di questi complessi meccanismi riguarda l'allocazione di fondi propri della scuola sulle tecnologie didattiche. Pochi istituti, generalmente gli istituti superiori tecnici e professionali, hanno intrapreso questa strada, favoriti sia dalla maggiore presenza di materie tecniche, sia dalla maggior disponibilità di fondi propri.
Infatti l'esperienza, anche quella sul campo di ReMida 21, ha evidenziato come le tecnologie siano state implementate nelle scuole per la grande maggioranza a fronte di:

  • fondi ministeriali, vincolati alla destinazione (sia pure nel rispetto dell'autonomia), quali tipicamente i fondi PSTD (progetti 1A e 1B), ma anche altri fondi che alcune scuole hanno ricevuto ad hoc per iniziative nel campo delle tecnologie didattiche;
  • fondi esterni (da parte sia di aziende sia di altri enti pubblici, come Comuni, Province e Regioni), nell'ottica della "gratuità" per le scuole (donazioni, partecipazione a progetti, offerte di "hosting" del sito, ecc.).

E' evidente che si tratta di ambiti di intervento in cui la decisione è spesso "marginale" (che cosa fare dei fondi all'interno di un quadro abbastanza definito), non impatta sulla riallocazione dei fondi propri delle scuole e viene pertanto assunta con relativa facilità; in definitiva, si tratta di una "non decisione", che non modifica se non marginalmente gli equilibri interni ed in generale quindi mette tutti d'accordo.

In questo contesto appaiono chiari i limiti attuali delle scuole come soggetti della domanda nel mercato delle tecnologie didattiche: pur essendone comunque i destinatari finali, sono tuttavia soggetti di un mercato prevalentemente "mediato" da altri (il Ministero, gli enti locali, ecc.).