L'impianto della ricerca

A tal fine MxM ha affidato ad un professore della facoltà di "Scienze della formazione" dell'Università Bicocca (5) il compito di sondare il vissuto delle scuole in termini di gradimento delle proposte effettuate e di percezione del ruolo di ReMida21, collocando i dati raccolti all'interno di un discorso più complesso che riguarda il rapporto tra l'introduzione dei nuovi mezzi informatici nella scuola e la ricaduta sulla cultura pedagogica, con inevitabili cambiamenti sull'apparato didattico e sulla sfera relazionale che questi nuovi mezzi di comunicazione determinano.
La ricerca ha coinvolto 25 scuole (il 20% del numero complessivo di quelle che hanno partecipato ai corsi), nel periodo di tempo gennaio- marzo 2001.
Sono stati contattati, tramite un colloquio telefonico, i referenti del progetto ReMida21 nella scuola, ed è stato chiesto loro, in qualità di promotori e/o portavoci del progetto stesso, di poter partecipare ad un colloquio - intervista in profondità della durata di circa un'ora, condotta con un'impostazione non direttiva (6).
La finalità era quella di raccogliere i vissuti espliciti e le rappresentazioni "latenti" del progetto ReMida21 e più in generale della comunicazione informatica applicata alla scuola, secondo una prospettiva di taglio "clinico" che definisce uno specifico metodo di ricerca qualitativa, interessata a formulare ipotesi di lettura attente agli snodi meno "visibili" che caratterizzano il modo di progettare e di pensare l'educazione da parte degli operatori scolastici.
Pertanto la ricerca, non ha avuto come fine solo quello di raccogliere una serie di risultati in termini di aspettative soddisfatte o disattese, ma di comprendere, con un approccio di taglio complesso, quali sono i fattori "consapevoli e/o inconsapevoli" che fungono da risorse e da ostacoli nel rapporto della scuola con le nuove tecnologie.
Oltre alle interviste rivolte agli insegnanti, sono stati organizzati due" focus group", con studenti e genitori, per sentire anche le altre due componenti che hanno partecipato alle iniziative e comprenderne il loro rapporto in relazione all'intero sistema scolastico. Questi due focus-group hanno visto la partecipazione di sei studenti e cinque genitori per un tempo di circa due ore e sono stati condotti con il medesimo approccio non-direttivo applicato all'intervista di gruppo.

 

(5) La ricerca è stata condotta dalla professoressa Stefania Ulivieri Stiozzi, titolare della cattedra di Psicopedagogia del linguaggio e della comunicazione, coadiuvata dalle due tirocinanti - laureande Loredana Biondo ed Erica Giobellina.
(6) Il metodo non direttivo è un modo di condurre il colloquio - intervista che prevede una partecipazione controllata e discreta dell'intervistatore per lasciare spazio alle opinioni e ai vissuti dell'intervistato. Il termine è di derivazione rogersiana. Per un'analisi dei principali metodi di ricerca pedagogica si veda R. Massa (a cura di), Istituzioni di pedagogia e scienze dell'educazione, Bari. Laterza,1990
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