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Il casco

Da optional a obbligatorio
Dal febbraio 2000, finalmente, il casco ha cessato di essere un optional anche per i maggiorenni. Tutti, oggi, lo devono indossare, anche se in realtà non sempre accade. Eppure chi usa moto o scooter dovrebbe sapere di essere nel mirino: non tanto di sanzioni, quanto di pericoli reali. Emblematiche le statistiche dell'Ispes (Istituto di Studi politici, economici e sociali): nell'84, quando non esisteva nessun obbligo di casco, su un campione di 500 motociclisti il 56% non usava protezioni e il 44% utilizzava il casco saltuariamente. Eppure in moto le probabilità di incorrere in un grave incidente sono 8 volte superiori rispetto all'auto. Il 30% dei ricoveri, già allora, riguardava motociclisti. Dal 18 luglio 1986 il casco è diventato obbligatorio per i minorenni alla guida di ciclomotori, e per i centauri alla guida di veicoli oltre i 50 cc. Due anni dopo, gli studi Ispes rivelarono un tasso di mortalità ridotto del 25%. Cinquemila vite salvate, soprattutto di giovanissimi. L'11 novembre 2000 il Parlamento ha votato l'obbligatorietà per tutti di indossare il casco alla guida di qualsiasi motocicletta.
Le statistiche dopo 8 mesi
Nei primi 8 mesi in cui è diventato obbligatorio, il casco ha salvato quasi 200 vite e ridotto di quasi 9 mila i ricoveri in ospedale. I dati sono stati diffusi dall'Istituto superiore di Sanità e dal ministero dei Lavori Pubblici. Un primo studio, denominato "progetto Casco 2000", ha coinvolto 57 aziende sanitarie locali. Il periodo di rilevazione è cominciato a metà gennaio, poco prima dell'approvazione della legge, ed è continuato fino a giugno. L'obbligo si è rivelato efficace non soltanto per l'uso del casco sul ciclomotore (+ 66 punti percentuali), ma anche sulle moto di cilindrata maggiore, segno che i controlli sono stati efficaci. L'incremento medio è stato di 23,2 punti sugli oltre 59 mila motociclisti osservati. Secondo queste stime, oggi 9 persone su 10 indossano il casco quando vanno in ciclomotore, contro le 2 su 10 dell'anno scorso.

Le statistiche dopo un anno
Centottanta persone sono vive grazie al casco. Ad un anno dall'entrata in vigore della legge sull'uso obbligatorio del casco il ministro dei Lavori pubblici Nerio Nesi ha annunciato che c'è stata una riduzione del 32 per cento dei morti per incidente stradale su due ruote.
Diminuiti del 40 per cento anche i ricoveri in pronto soccorso, del 20 per cento i ricoveri totali, del 61,5 per cento i traumi cranici.
L'uso del casco è arrivato al 98 per cento al Nord, al 95,7 per cento al Centro e al 60,7 per cento al Sud. Il beneficio economico degli incidenti in meno è stato calcolato in circa 258 milioni di euro l'anno.
Numeri positivi anche sul rispetto dell'obbligo: prima dell'entrata in vigore della legge, il casco era usato dal 25 per cento dei guidatori. Ora siamo intorno al 90 per cento. Restano però forti differenze a seconda delle zone: 98 per cento al Nord, 95,7 per cento al Centro, solo 60,7% al Sud.

MOTO: NUOVE NORME SUI CASCHI
Da fine agosto 2001 non è più in vendita la "scodella", il casco leggero DGM che lascia scoperte ampie zone vitali della testa. A fine mese è entrato in vigore un decreto ministeriale varato nel 200 su questi caschi omologati solo per i ciclomotori da 50 cc e utilizzabili esclusivamente in Italia e in Spagna.
Il DGM, nato nel 1986 quando scattò il casco obbligatorio, non sarà illegale in assoluto, chi lo ha potrà infatti ancora indossarlo sui cinquantini, ma non si potrà più acquistare. Multe severe per i commercianti che non rispetteranno il divieto. "Un casco integrale è in grado di salvare la vita fino ad una velocità di 40-50 km orari nell'impatto contro un ostacolo fisso - dice Andrea Costanzo, professore di traumatologia e ortopedia all'Università La Sapienza di Roma e presidente di Socitras, Società italiana di traumatologia della strada - il DGM, invece, è un casco leggero che ha uno strato di polistirolo di un solo centimetro. Dai nostri studi di biodinamica degli impatti risulta che questo casco salva la testa dall'impatto fino a 20 km orari. A soli 25 km orari si registrano fenomeni di commozione cerebrale, mentre se l'impatto supera i 30 km orari si hanno fratture del casco e quindi del cranio". Attenzione anche ad indossare sempre il casco in modo corretto: "Abbiamo registrato una riduzione dei morti nelle due ruote del 15% in un anno da quando è diventato obbligatorio l'uso del casco ma nel primo mese di applicazione della legge la riduzione era nell'ordine del 65%". Il fenomeno di prevenzione si è un po' arrestato, in particolare al Sud dove la legge non viene rispettata. E sono soprattutto i giovani che lo portano slacciato o alla cowboy. Slacciato non serve perché nell'impatto il casco scivola via, e legato intorno al collo fa anche peggio perché spezza quell'osso". La Federazione Motociclistica Italiana, che considera "assai positiva" la fine del casco DGM, invita tutti i dueruotisti a "non comperare questo casco nel lasso di tempo durante il quale ne è ancora concessa la commercializzazione, perché si tratta di un casco assai meno sicuro di quelli omologati per motocicli.
La FMI invita anzi tutti gli utenti a "rottamare" questi caschi insicuri, acquistando un buon prodotto, conforme all'omologazione E 22. Basta guardare l'imbottitura interna o il cinturino e si troverà una targhetta con una grossa maiuscola seguita da un numero. Sulla targhetta è anche riportata la versione dell'omologazione. I caschi commercializzabili oggi sono della versione 04 e 05, ma chi fosse in possesso di un casco con omologazione 01, 02 o 03 potrà comunque continuare a utilizzarlo. Non è prevista infatti alcuna scadenza, anche quelli in materiale plastico non perdono di efficacia nel tempo.


 
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