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Il lavoro in
Lombardia
Buone notizie per i giovani in Lombardia, e per le donne.
Assolombarda ha presentato il nuovo "Osservatorio
dei servizi all'impresa", primo nato in Italia per monitorare
un settore in continua espansione. Per l'occasione sono
stati forniti dei dati sull'andamento dell'occupazione
in Lombardia, dati che presentano delle novità
interessanti soprattutto per i giovani. Fra i dati più
interessanti troviamo che le aziende hanno assunto personale
per l'84% con età inferiore ai 35 anni, per il 31%
con età inferiore ai 25 anni.
Le assunzioni con livello di diploma di scuola superiore riguardano
il 58% del totale, quelle con la laurea il 23%.
L'occupazione femminile è cresciuta tre volte di più
di quella maschile.
Le figure professionali più richieste:
· Programmatore informatico
· Analista programmatore informatico
· Revisore contabile
· Addetto all'amministrazione
· Operatore di computer
· Hostess congressuale
· Ragioniere contabile
· Promoter
· Ingegnere
· Analista di sistema informatico
Il lavoro a Milano
Sono stati pubblicati i dati di una ricerca condotta nel
2001 da Maurizio Ambrosini, sociologo dell'Università di Genova,
su un campione di 1.194 persone a Milano e Provincia. Il quadro
che ne esce può interessare ovviamente chi ora è già all'interno
del mercato del lavoro, ma può essere un utile contributo
alla riflessione sul tema del lavoro per chi, gli studenti
e le studentesse, nel mondo del lavoro sono destinati ad entrarvi
nel giro di pochi anni.
Quanto si guadagna?
4,9% guadagnano fino a 1.000.000 di Lire mensili
14,9% fino a L.1.500.000
39% fino a L.2.000.000
27,5% fino a L.2.500.000
10,9% fino a L.3.000.000
7,4% fino a L. 4.000.000
2,3% fino a L.5.000.000
1,6% fino a L.7.000.000
0,5% oltre L.7.000.000
Nonostante la Net Economy, che ha a Milano il suo cuore pulsante,
quello che balza all'occhio di questi dati è che oltre il
70% dei milanesi ha uno stipendio (ma forse non si
può più chiamare così) entro i 2.500.000 di lire, in
una città che rimane tra le più care d'Italia, con un costo
delle vita molto alto.
Quanto si lavora? Da questo punto di vista, Milano sembra
invece recepire il diktat delle Nuova economia, che vede il
lavoro confondersi e sovrapporsi al tempo per sè, per la formazione,
lo studio, il tempo libero:
solo il 31,7% degli intervistati dichiara di lavorare meno
di 40 ore settimanali, contro il 68,3% che lavora più
di 40 ore settimanali.
Quanto conta il lavoro? Così risponde il campione:
per 1,9% il lavoro è la cosa più importante
per il 58,5% è molto importante
per il 26,8% è solo un aspetto delle vita
per lo 0,8% è una parentesi
per 11,1 % ha una importanza economica
Cosa conta sul lavoro? Qui le risposte sono abbastanza
diversificate, e questo sembra dimostrare che un mercato del
lavoro in trasformazione consente di trovare nel lavoro soddisfazione
ad aspettative di tipo diverso:
per il 28,1% conta imparare cose nuove
per il 24,3% conta lo stipendio
per il 12,4% i buoni rapporti con i colleghi
per 11,4% i risultati soddisfacenti
per il 10,2% la possibilità di migliorare
per il 7,4% le condizioni di lavoro
per il 2,5% i buoni rapporti con i superiori
per il 2,1% l'orario.
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Quei famosi
lavoretti
Già a quindici /sedici anni accade che i ragazzi e le ragazze
decidano, nelle ore lasciate libere dallo studio, di cercarsi
delle opportunità di lavoro. È un modo per rendersi indipendenti
dalla famiglia, per potersi permettere qualche "lusso", ma
anche per confrontarsi con la realtà lavorativa.
Fino a qualche anno fa queste erano iniziative individuali,
e i giovani per trovare una qualche occupazione dovevano muoversi
nella cerchia familiare o dei conoscenti. Ma ora si sta facendo
strada con forza l'idea che queste opportunità di lavoro siano
molto positive, tanto che in molte scuole si prevede nel
curriculum l'alternanza studio-lavoro, sulla scia di esperienze
simili attuate all'estero.
Quando è la scuola stessa a prevedere uno stage per
i suoi studenti, la strada è già spianata. Ma anche quando
questo non avviene, ed è la maggioranza dei casi, la possibilità
di fare i cosiddetti "lavoretti" non deve essere assolutamente
scartata.
Anche se spesso queste attività esulano dal tipo di studi
che un giovane sta seguendo, poco importa. Oltre alla soddisfazione
di avere un po' di denaro proprio, le occasioni di lavoro
si rivelano una buona palestra per il futuro, e in
generale possono rendere più "robusto" un curriculum che,
soprattutto a diciotto anni, rischia di essere molto convenzionale.
Qualcuno potrebbe obiettare che un passato di baby-sitter,
di volantinatore, di pony-express, di intervistatrice telefonica
non dimostra competenze specifiche, ma l'esperienza insegna
che in un colloquio di lavoro, tra molti candidati con curricula
simili, il selezionatore analizza anche queste attività "marginali"
per capire qual è la persona più adatta per un ruolo lavorativo.
Avere fatto dei "lavoretti" con una certa frequenza e continuità
dimostra che un ragazzo o una ragazza hanno spirito di
intraprendenza, senso di responsabilità, voglia
di imparare, capacità di portare a buon fine il compito
loro assegnato. D'altro lato, un giovane si trova in mano
delle "referenze", e una serie di contatti che possono
essere utilizzati nella ricerca di un lavoro "vero".
Fare un "lavoretto" vuol dire passare una selezione, ottenere
la fiducia di un datore di lavoro, discutere di un compenso,
prendere un impegno e portarlo avanti. E' già molto di
più di quanto può essere insegnato sui banchi di scuola. Nello
stesso modo, possono essere importanti le attività di volontariato,
o le vacanze di lavoro all'estero, o anche tutte le esperienze
all'interno di gruppi.
Persuasi che queste esperienze possono essere
positive ed utili, rimane il solito problema: come cominciare?
Già si era detto che in rete esistono moltissimi siti
che offrono un servizio di "incontro domanda e offerta" di
lavoro, cioè favoriscono l'incontro tra chi sta offrendo un
lavoro e chi lo sta cercando, ma la rete può essere utilizzata
anche in altri modi, soprattutto per cercare informazioni,
un bene prezioso per chi sta cercando un lavoro.
Molte di queste informazioni saranno messe a vostra a disposizione
su questo sito, ma altre possono essere trovate per rispondere
a delle esigenze più specifiche.
Per darvi qualche suggerimento, abbiamo fatto una breve inchiesta
tra ragazzi e ragazze che hanno già finito la scuola, e ora
sono all'università o già lavorano.
Abbiamo chiesto quali sono i lavori possibili tra i sedici
e i diciotto anni, e ne sono venute alcune indicazioni, che
con un po' di intraprendenza e qualche aiuto possono essere
messe in pratica. Tra le ragazze l'attività più praticata
è quella di baby-sitter, ma anche di intervistatrice
telefonica, o standista in occasione di fiere e
manifestazioni.
Il volantinaggio a scopo promozionale è praticato da
entrambi i sessi, e così pure la cura degli animali domestici
(dog o cat- sitting) o la cura delle piante e dei terrazzi
nei mesi estivi.
Quelli che hanno un buon curriculum scolastico possono offrirsi
per aiutare nei compiti i ragazzini delle elementari
o delle medie, e quelli che hanno un motorino possono fare
le consegne per i negozi nelle ore pomeridiane.
Ma quanti di voi che amano i videogiochi hanno mai pensato
di fare dimostrazioni nei grandi magazzini o durante
le fiere di settore?
Insomma le idee sono molte, e per ora ci fermiamo qui. In
una prossima puntata vi racconteremo come i vostri amici si
sono mossi per cercare di metterle in pratica, e le attenzioni
che si devono avere per evitare "fregature".
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Attenzione
alle fregature
Nella ricerca dei famosi lavoretti, bisogna muoversi con una
certa attenzione, soprattutto quando ci si rivolge alle inserzioni
dei giornali o a Internet per trovare opportunità di lavoro.
Quando si ha a che fare con società note, di dimensioni nazionali,
ad esempio per le inchieste telefoniche, non ci sono problemi.
In altri casi, è meglio cercare di verificare la serietà
dei datori di lavoro, cercando di contattare qualcuno che
ha già lavorato per loro.
In generale, diffidare sempre di coloro che offrono un lavoro,
ma… prima chiedono dei soldi. E' il caso di sedicenti agenzie
di pubblicità, che vi prospettano carriere fulminanti
sui passi di Naomi o Claudia. Ma prima - vi dicono - occorre
un book di fotografie, che loro sarebbero disposti a costruirvi
a pagamento. Si parla a volte di centinaia di mila lire, senza
alcune garanzia di un ritorno di tipo professionale. Chi ci
è passato prima di voi, consiglia di diffidare.
Un altro scandalo è quello del lavoro a domicilio,
già approdato alla televisione o sulle pagine dei giornali:
spesso viene proposto l'acquisto dei materiali da assemblare,
promettendo il pagamento della merce assemblata, e inviata
per posta. Ma il pagamento non arriva mai: ci avete rimesso
soldi e lavoro. Questa è una vera e propria truffa,
che si alimenta anche perché i truffati non ci hanno rimesso
molti soldi: ma se moltiplicate una piccola cifra per centinaia
di persone, i truffatori si arricchiscono alle vostre spalle.
La rete poi ha aperto nuove strade agli imbrogli:
si tratta di siti Internet che fanno pagare piccole
cifre per l'inserimento del curriculum. Sappiate che la
legge vieta espressamente questo, e se qualcuno deve pagare
per mettere in relazione un azienda con persone che cercano
lavoro, questo qualcuno è l'azienda.
Molto diversa è la vicenda di siti che offrono un servizio
ai liberi professionisti, a pagamento: ce ne sono, molto seri,
ma non prendono in considerazione ragazzi e ragazze giovani,
alla ricerca di una prima esperienza di lavoro.
Detto questo, la rete può essere una fonte di informazioni,
per chi sa cercarle: società di ricerca e marketing mettono
on line le Job opportunities, e così pure le
aziende e gli enti che organizzano fiere ed eventi. Si tratta
spesso di lavori "regolari", con contratto di assunzione,
sia pure a termine.
Date allora una occhiata a Le
leggi del lavoro, per avere una idea di diritti e doveri.
A cura del Servizio Medicina del lavoro della provincia di
Pesaro, questa pagina sintetica ed efficace presenta diritti
e doveri dei giovani che vogliono entrare nel mondo
del lavoro, nonché informazioni sui rischi negli ambienti
di lavoro e le misure di prevenzione. Quale sia
l'attività che volete intraprendere, queste informazioni di
base sono indispensabili.
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Guardando al futuro
Se la strada per arrivare al lavoro vi sembra impervia e
con qualche rischio (non drammatizziamo, però, perché basta
un po' di attenzione e realismo), considerate che state già
"sbattendovi" per il vostro futuro.
Se volete avere una idea di che cosa sta cambiando
nel mondo del lavoro, e che cosa vi attende "da grandi", ci
permettiamo di segnalarvi I
lavori del 2000, un sito realizzato da un consorzio
di scuole di Roma. Può essere un esempio da portare nella
vostra scuola, per essere replicato localmente. Magari attivare
una ricerca come questa non porterà a un frutto immediato
- ottenere lavori pagati, e da subito - ma servirà a chiarirvi
le idee, a prendere contatti con aziende e società, a imparare
a muovervi con disinvoltura nel mercato del lavoro.
Formazione e lavoro è un progetto di continuità orizzontale
e verticale fra scuole di ordine diverso, promosso nell'ambito
del Consorzio di Rete, grazie all'iniziativa e all'impegno
della Preside, Prof.ssa M.Antonietta Poggi, e svolto durante
l'anno scolastico 1998/1999 a Roma. Le classi coinvolte (una
quinta elementare, due prime medie, tre terze medie, tre prime
di scuola secondaria superiore) hanno visto operare in modo
interdisciplinare un docente di Lettere e uno di Matematica.
Il risultato di questo progetto, durato un anno, ha poi portato
alla realizzazione di un ipertesto, che partendo dalla
situazione locale, affronta poi i lavori del futuro
in tre sezioni: 1986-2000: le professioni che cambiano, uno
scenario in continua trasformazione, isettori su cui puntare.
Ma l'ipertesto non ha con ciò esaurito le frecce al
suo arco, rimane ancora la sezione dedicata al lavoro al
maschile e al femminile che si articola in: Il viaggio
verso la parità e Il lavoro al femminile e al maschile nella
pubblicità.
La metodologia per affrontare il tema e i risultati del progetto
possono essere di grande utilità per chi si appresta a ragionare
sui propri percorsi di studio con la prospettiva dell'inserimento
nel mondo del lavoro. E questa esperienza dimostra che non
è mai troppo presto per cominciare a ragionare in questa direzione.
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